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Il passaggio da coppia a coppia genitoriale è intriso da ridefinizioni sul piano intrapsichico, sociale e relazionale. I nove mesi della gravidanza rappresentano un periodo molto delicato, soprattutto per la donna, a maggior ragione se è vissuto in concomitanza con una diagnosi oncologica o segue la fine dell’iter neoplastico della donna.

Doversi confrontare con una diagnosi oncologica durante il percorso della gravidanza rappresenta una delle sfide più drammatiche della vita di una donna.

gravidanza e scoperta del tumore

Gravidanza e cancro sono entrambi eventi critici, che rappresentano i due poli estremi del continuum della vita.

Quando accadono nello stesso momento si influenzano reciprocamente, costringendo la donna a confrontarsi con le sfide psicorelazionali richieste da entrambi gli eventi. Da una parte le reazioni emotive alla diagnosi, unite ai sentimenti di paura per la propria sopravvivenza, si intrecciano con quelli legati alla possibilità di portare avanti la gravidanza e amplificano le preoccupazioni tipiche del divenire genitore, dall’altra la gestante manifesta gioia per la nuova vita e dimostra di voler combattere per poter vedere crescere il proprio bambino.

Nelle donne che sconfiggono la malattia spesso il desiderio di maternità aumenta, poiché una gravidanza permetterebbe loro il ritorno alla normalità e di contrapporre la felicità e la speranza dell’arrivo di un figlio al terrore e al senso di perdita di controllo sperimentato a causa della malattia: dopo essersi focalizzate a lungo su un evento negativo e disarmante, hanno il desiderio di concentrare l’attenzione su un evento positivo. Perciò è importante che l’équipe medica multidisciplinare (oncologo, ginecologo, psicologo) fornisca alla paziente tutte le informazioni necessarie perché possa decidere di provare ad avere una gravidanza una volta guarita, poiché nonostante sia vero che alcune cure antitumorali possano ridurre la fertilità, si stanno però perfezionando le tecniche di criopreservazione (la tecnica standard in Italia è quella degli ovociti maturi), che permettono di ritardare il momento del concepimento al termine dell’iter oncologico.

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